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55° Anniversario AVIS Appiano Gentile e Oltrona San Mamette: una storia di dono che guarda al futuro
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Questo primo editoriale del 2026 lo vorrei usare come una soglia. Non tanto per guardare indietro e fare il bilancio del 2025, cosa che avremo modo di fare all’Assemblea del prossimo 28 febbraio, quanto per volgere lo sguardo in avanti. Perché il 2026 è l’anno in cui AVIS Comunale Como compie novant’anni.
Novant’anni sono un traguardo importante, e non solo per la cifra in sé. Sono la prova di una continuità non scontata: un’associazione che si è tenuta insieme nel tempo, che ha saputo rinnovarsi senza perdere la propria natura, che ha attraversato stagioni diverse restando fedele a ciò che conta. Oggi AVIS Como è in buona salute. È un’associazione viva, presente, riconoscibile; capace di attrarre nuovi donatori, magari non quanti ne vorremmo, ma in un numero comunque significativo, e soprattutto capace di trattenere chi arriva. E questo, a dire il vero, è un patrimonio più prezioso di quanto si creda: perché la donazione non è un gesto isolato, è un’abitudine morale, una forma di fedeltà.
A volte lo si capisce bene proprio nei momenti in cui quella fedeltà, per ragioni di età o per motivi sanitari, deve interrompersi. Non è raro che ci arrivino lettere garbate, persino un po’ ironiche, di chi si dispiace di non poter più donare. C’è chi aveva in mente un traguardo personale, le cento donazioni, le centoventi, e si rammarica di non poterci arrivare. Sono messaggi che, oltre a far sorridere, dicono una cosa semplice e bellissima: per molti di noi AVIS non è un servizio “da usare”, ma è una “casa” in cui si entra e a cui poi, in qualche modo, si resta legati.
Il novantesimo sarà un anno da vivere insieme. Lo festeggeremo con eventi e attività, e giugno sarà il mese in cui concentreremo cerimonie e momenti di festa, con iniziative che stiamo studiando e organizzando in queste settimane: ci auguriamo che trovino una calorosa accoglienza non solo tra i donatori, ma anche nella cittadinanza più ampia. Perché la donazione di sangue riguarda tutti noi: non è un tema “di chi dona”, ma è un bene comune, una forma concreta di cura reciproca.
In questa direzione va anche un altro passo che abbiamo compiuto da pochi giorni: il nuovo sito. È online da poco, e lo consideriamo non un semplice restyling, ma uno strumento per essere più accessibili, più chiari, più presenti. E, coerentemente, cambia anche il nostro modo di comunicare: il giornalino non avrà più il formato cartaceo, e non sarà neppure un PDF inviato via e-mail due volte l’anno. Diventerà una newsletter, un piccolo blog pubblicato sul sito, con la possibilità di aggiornamenti anche in corso d’anno. Non per riempire caselle di posta, ma per essere più vicini ai donatori e a chi, magari, non dona ancora ma si sta avvicinando a questo mondo. La comunicazione, se fatta bene, non è rumore: è un modo per tenere un filo.
E c’è poi un’altra novità, molto concreta, che vedremo presto anche fuori dai nostri canali digitali. Tra pochi giorni inizieranno lavori importanti di rinnovamento della sede. L’obiettivo è semplice: aprirla di più alla città. Abbatteremo il muro di cemento che oggi delimita il confine verso via Carso, realizzeremo una cancellata, ricostruiremo la tettoia abbattuta dalla caduta dell’albero di qualche anno fa e, più in generale, daremo un nuovo volto alla parte esterna e al perimetro della sede. Vogliamo che sia più “permeabile” agli sguardi di chi passa, più accogliente, più leggibile. Non per vanità, ma perché la nostra sede è davvero bella, e perché ciò che si fa dentro merita di essere visto, capito, sentito come parte della vita della città.
Tutto questo, naturalmente, non nasce oggi. È il frutto di un percorso lungo, costruito dall’impegno di tutti i Consigli direttivi (primo presidente Ugo Galli) che dal 1936 in poi si sono succeduti, e di generazioni di donatori che hanno dato continuità a un’idea semplice: mettere a disposizione qualcosa di proprio per qualcuno che, un giorno, potrebbe essere ciascuno di noi. Oggi siamo una realtà solida e riconosciuta, capace – per quanto nelle nostre possibilità, e sempre in collaborazione con il sistema sanitario – di contribuire in modo serio e costante alle necessità degli ospedali cittadini e non solo.
Ecco perché vorrei che il novantesimo fosse, prima di tutto, un invito. Un invito a festeggiare insieme, a sentirci parte di una storia lunga che non è “vecchia”, se sa restare giovane nello spirito. Un invito a continuare a donare quel sangue di qualità che da novant’anni, giorno dopo giorno, AVIS Como contribuisce a garantire.
Ci aspettano mesi intensi, belli, e in parte ancora da scrivere. Ma una cosa è già chiara: questo anniversario avrà senso se lo vivremo non come una celebrazione formale, bensì come un’occasione per rinsaldare un’appartenenza. E per farla crescere.
Mario Botta
(Presidente Avis Comunale Como)











